di Alberto Manara La Corte Costituzionale ha annullato una legge che obbligava gli editori radiotelevisivi ad ottenere un’approvazione dal governo prima di poter trasmettere i propri programmi.
E’ di martedì la sentenza che riguarda reti televisive, cinema, case di produzione, e che condanna come incostituzionale ogni forma di censura preventiva da parte dello stato. Secondo la Corte tale legge era un accorgimento “irrazionale” che avrebbe potuto portare alla corruzione. La legge è stata definita anche discriminatoria, poiché limiterebbe di molto le possibilità di azione dei media locali, mentre le emittenti internazionali potrebbero trasmettere senza difficoltà ogni sorta di contenuto. «Il potere esercitato in maniera poco chiara – dice la sentenza – apre la strada alla corruzione, all’abuso e perfino all’estorsione. Vizi che non sono più tollerabili in tempi moderni». |