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Parola al Presidente

Luglio è il nostro mese. Il giorno 24 del 2001 nasceva Trame Africane. Iniziava un viaggio che non immaginavamo ci avrebbe portato così lontano.

In questi 25 anni abbiamo visto crescere bambini, nascere scuole, prendere forma laboratori, costruire relazioni. Abbiamo condiviso sorrisi, fatiche, speranze. E abbiamo imparato che il cambiamento più bello non si misura nei numeri, ma nei volti.

Vivremo questo mese con una consapevolezza chiara: Questo venticinquesimo anno non vuole essere una celebrazione. È soprattutto un tempo di responsabilità. Perché se creare è difficile, custodire e curare nel tempo lo è ancora di più, come sottolinea il nostro Pasquale.

Vi invitiamo allora a leggere la sua lettera di introduzione alla Relazione di Missione pubblicata lo scorso mese.

Cari soci, volontari, sostenitori e amici di Trame Africane,

scrivere queste righe nell’anno del venticinquesimo anniversario di Trame Africane porta con sé un’emozione difficile da descrivere. Venticinque anni rappresentano un traguardo importante, fatto di persone, sogni condivisi e passi compiuti insieme. Un tempo lungo abbastanza da permetterci di guardare indietro con gratitudine, ma anche abbastanza delicato da ricordarci che nulla può essere dato per scontato.

In questi anni abbiamo costruito molto. Abbiamo visto nascere progetti, crescere comunità, cambiare storie. Abbiamo attraversato difficoltà economiche, momenti di stanchezza, dubbi e paure. Eppure, ogni volta, la forza della solidarietà ci ha permesso di andare avanti.

Questo venticinquesimo anno non vuole essere una celebrazione. È soprattutto un tempo di responsabilità. Perché se creare è difficile, custodire e curare nel tempo lo è ancora di più. Oggi sentiamo forte il dovere di proteggere quanto realizzato in questi anni, garantendo continuità ai progetti, presenza alle comunità che accompagniamo e stabilità a una rete di solidarietà che tante persone hanno contribuito a rendere viva e concreta.

Il 2025 è stato un anno significativo proprio in questa direzione. Tra i traguardi più importanti vi è sicuramente l’avvio della Scuola di Infermieri, un progetto che rappresenta molto più di un percorso formativo: è una possibilità concreta di futuro, autonomia e dignità per tanti giovani. Vedere i primi 50 studenti iniziare questo cammino è stato motivo di grande orgoglio e speranza. A loro si sono aggiunti altri 50 studenti nel marzo di quest’anno, segno tangibile di un progetto che cresce e che guarda lontano.

Dietro ogni numero, però, ci sono storie vere. Ci sono ragazzi che studiano con sacrificio, famiglie che affidano ai nostri progetti le proprie speranze, volontari che dedicano tempo ed energie, sostenitori che scelgono di esserci anche nei momenti più complessi. È questa la vera forza di Trame Africane: una comunità che continua a credere che la solidarietà possa ancora generare cambiamento.

Non nascondo che insieme all’orgoglio convivano anche timori e preoccupazioni. Chi vive quotidianamente questa missione sa bene quanto sia fragile l’equilibrio che permette a tanti progetti di andare avanti. Le difficoltà economiche, l’incertezza sociale e i cambiamenti del nostro tempo ci chiedono oggi ancora più attenzione, responsabilità e capacità di programmare il futuro.

Ma forse proprio questi venticinque anni ci insegnano la cosa più importante: che nessun traguardo si raggiunge da soli. Ogni progetto realizzato, ogni sorriso restituito, ogni opportunità creata nasce da una rete di persone che decide di condividere un pezzo del proprio cammino.

Per questo il grazie più grande va a tutti voi. A chi c’era all’inizio e a chi si è unito lungo la strada. A chi sostiene Trame Africane con continuità e a chi sceglie, anche con un piccolo gesto, di diventare parte di questa storia.

Guardiamo al futuro con realismo, consapevoli delle sfide che ci attendono, ma anche con la stessa speranza che venticinque anni fa diede inizio a tutto questo. Continueremo a prenderci cura dei progetti esistenti, a rafforzare quanto costruito e a seminare nuove possibilità, senza mai perdere di vista ciò che siamo: una rete di persone unite dal desiderio di trasformare la solidarietà in presenza concreta”.

Con gratitudine, Pasquale Coppola