
Il rientro da un viaggio in Kenya non è mai semplice. Si torna a casa con la valigia piena di sorrisi e un cuore che deve fare i conti con una nostalgia che arriva puntuale, ogni volta.
Un nuovo gruppo a fine ottobre è partito per l’Africa: accanto ai volontari veterani, che ormai considerano Machaka e i vari villaggi una seconda casa, c’erano due ragazzi alla loro prima esperienza. E vederli vivere ogni emozione per la prima volta ci ha ricordato perché continuiamo a tornare.
I veterani hanno ritrovato volti amici, stretto mani conosciute, visto bambini ormai cresciuti. Loro sanno già che in Kenya non si va solo a “fare”: si va a ricevere, a imparare, a lasciarsi cambiare.
I nuovi volontari, invece, hanno scoperto un mondo inatteso. Uno di quei mondi che ti sorprendono, ti mettono alla prova, ti spalancano il cuore. Hanno scoperto cosa significa essere accolti con un sorriso che vale più di mille parole, cosa vuol dire sentirsi utili anche in piccoli gesti, cosa si prova quando, la sera, ti rendi conto che quello che hai fatto non è abbastanza… ma è già tanto.
Racconta Rosalba: ” Africa, mi hai mostrato la povertà, quella che ti fa stringere lo stomaco e tremare la voce. Mi hai insegnato la ricchezza: la capacità di donarsi anche quando non si ha nulla. Mi hai donato la consapevolezza di quanto sia prezioso ciò che ho nella mia vita e di come spesso dimentichiamo di esserne grati“.
E ancora Donato: ” … bastava guardare la felicità delle persone: pur senza le comodità a cui siamo abituati, erano davvero felici. E allora è nato il dubbio: siamo davvero noi quelli fortunati? O lo sono loro che riescono a vivere così, con una leggerezza che noi abbiamo quasi dimenticato?”
Lì si è famiglia. Una famiglia fatta di mani che lavorano insieme nei progetti, di risate condivise, di silenzi pieni di gratitudine. Di abbracci. Di gioie condivise per nuovi obiettivi raggiunti. E poi gli sguardi dei bambini, i momenti nei villaggi, la forza delle donne, la dolcezza dei più fragili: immagini che restano addosso.
E ora che siamo tornati, lo sentiamo tutti: il Kenya ti lascia sempre qualcosa, ma soprattutto ti porta via un pezzo.
Un pezzo che continuerà a chiamarti a sé, a ricordarti che l’impegno non si ferma e che ogni viaggio non è la fine, ma soltanto un nuovo inizio.





